Domani sarà un giorno di quelli che chiami l’ascensore, l’ascensore sale, chiudi le porte, scendi e cammini fino alla pasticceria dell’ antipatico, ordini un caffè e una spremuta, la spremuta te la danno in un bicchiere lungo e sottile ed è piena di grumi, una signora col golfino beige di cachemire è seduta al tavolino e parla ad alta voce con un’altra signora con la giacca di lana cotta e il cane, un carlino, al guinzaglio seduto sotto la sedia.

Parlano del tempo, di questi tempi, che sono i tempi del freddo di quando fuori, se parli, ti esce una nuvoletta.

Dicono che dopo il panettone viene la colomba, e dopo la colomba viene un’altra festa e dopo un’altra ancora, perciò – pensi bevendo il tuo caffè – queste due dovranno sempre andare dal parrucchiere, non smetteranno mai.

La giornata, anche se fredda, è luminosa.

Molti camminano con la sciarpa legata in quel modo odioso, da commendatori, e vanno sul tram o scendono a prendere la metropolitana, senza guardarsi.

È tutto come sempre, tutto molto normale, qualcuno si ferma all’edicola e compra il giornale, paga, prende il resto, a volte saluta.

Un manifesto pubblicizza una mostra di Leonardo a Palazzo Reale ma, per vederla – pensi – bisogna fare la coda.

Molti vorrebbero vedere la mostra ma tu no, perché – come spesso sostieni anche a costo di risultare impopolare – Leonardo pittore non ti piace.

Alla fine comunque, anche gli altri, quelli che vorrebbero già avere visto la mostra e dire: è stata un’emozione imperdibile! anche loro, l’idea della coda e forse anche l’idea di Leonardo, li scoraggia.

Stanno per aprire uno Starbucks, hanno messo le palme in piazza Duomo.

Le palme? Sì. Dove? In piazza. La piazza è piena di palme.

Pensa.

Che tempi strani, assurdi.

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