Miracolo dell’angelo scorbutico

Stavo seduta in un prato e c’era solo il mio disappunto. Aleggiava così, attorno a me, e all’improvviso c’era l’angelo scorbutico, tutto concentrato nel suo lavoro a maglia.

Faccio un maglioncino, mi ha detto, tu?
Sto qui per conto mio, gli dico, ho dei problemi.

Davvero? Ha detto l’angelo scorbutico senza smettere di sferruzzare – ma pensa un po’.

Siamo stati zitti in questo modo una buona mezz’ora.

Si sentivano solo il suo sferruzzare e il mio sospirare.

A me veniva da sospirare perché ero davvero di pessimo umore ma lui del mio umore non si curava, sferruzzava.

Sei sfigata? Mi ha chiesto al trentaduesimo minuto.

Vedi tu, gli ho risposto, al trentaseiesimo sospiro.

Perché? Ha chiesto lui, ma subito dopo ha aggiunto – lascia perdere, tanto leggo il pensiero.

Passato ancora un po’ di tempo ha tirato su un golfino a strisce, me l’ha mostrato, ha detto: prova.

È per me? Ho detto.
Vedi qualcun altro nei dintorni a cui possa andare bene un golf a strisce rosso giallo e verde chiaro?

Ho provato il suo golfino.
Ti sta bene, abbastanza ha detto l’angelo scorbutico. Le misure le ho prese dall’alto ma non ho sbagliato poi di molto, solo le maniche, un po’ lunghe.

Le ho arrotolate sui polsi, gli ho sorriso e ho detto: Grazie.

Grazie al cazzo, ha detto l’angelo scorbutico, e ha messo via i ferri e la lana in un sacchetto di stoffa con la lampo.

Mentre si allontanava si è voltato un’ultima volta e ha detto:
Se hai bisogno, ma cerca di non avere molto bisogno, chiama.

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