Sono entrata all’ufficio postale con mia nonna sulle spalle.

Lei aveva il suo cappellino di lana rosso calato fino agli occhi la mascherina e una sciarpa scura con le briciole.

Io ero orgogliosa di avere una nonna sulla schiena quando ho aperto la porta di vetro con una spallata.

Vi facciamo vedere noi cosa vuol dire prendere le cose con un certo spirito, pensavo. Sembrava una rapina.

Mia nonna l’ho posata sulla sedia di plastica a firmare per la nuova carta del conto posta. Sei firme sulla carta e quattro con quella penna finta sulla tavoletta digitale.

Non le dispiaceva l’ambiente. Una ciabatta di gomma le era caduta per strada e anche l’altra si era lasciata cadere giù, quindi la nonna aveva i suoi calzini di spugna violetti. Era strano vedere la nonna lì, che era di un secolo che non c’entrava. Un fantasma che guardava dove doveva firmare.

Per uscire ho sollevato la nonna in piedi in equilibrio sulla sedia di plastica.

Sembrava un monumento col cappellino di lana rosso dentro l’ufficio postale.

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