Mi alzo la mattina presto e quasi mai ho le pantofole sul letto: pc due libri un elastico per i capelli il golf a strisce bianche e rosse una bic che ha lasciato una macchia di inchiostro azzurro scuro e azzurrochiaro sui bordi, la macchia ha forma di uccello con le ali grandi che sta volando, metto su il caffè, come nulla fosse, fuori il sole fa quello che fa.

Accendo la stufa, conto i giorni, conto gli anni, zucchero il caffè, ti odio, ti amo, evito le crepe sul muro del bagno domani plastica, dopodomani vetro e prenotare ISEE.

Ci sono cose che non mi entrano.

Essere grandi. Stare bene da soli. Quel coraggio che nessuno vede, il coraggio eroico della rassegnazione come piegare bene il tovagliolo, tenere a posto il cassetto. Coraggio misconosciuto della scopa che spazza sotto il letto, dietro il frigorifero.

Per quanto pulisca il pavimento lo trovo sempre al di sotto delle grandi aspettative.

Promesse. Un foto sul cui retro c’è scritto Noi.

C’è, mi hanno detto, un nuovo modello di aspirapolvere, costa solo cinquecento euro e con quello risolvi la questione in generale è molto pratico è molto aerodinamico e lo voglio, ma non tanto.

Raccolgo un quaderno, un libro che cercavo era caduto dietro.

Sul quaderno c’erano i disegnini per la storia del cane, c’è il cane con il muso lunghissimo e le orecchie a punta, c’è il cane con la bocca spalancata da lupo, ma con gli occhi buoni.

La chiave della porta non gira. Certi hanno gli antifurti e le lampade ai fumi di non so cosa che se tocchi accecano. Noi qui, se qualcuno vuole entrare basta che faccia piano e si porta via un qualcosa. L’ angelo, il frullatore o il minipimer della nonna. I sassi bianchi della Bretagna.

Ho comprato quattro carciofi che sembrano dei fiori. Sono fiori, i carciofi?

Non resterò qui a lungo. Troppe villette e troppo rumore. Voglio una casa di lana con il vento che sferza e sferza. Più silenzio.

E pure le voci delle mucche con quelle campane che fanno una terza diminuita. Cosi in alto che non si arriva mai.

Se metti le mani a coppa sotto la fontana il freddo del ghiacciaio ti sbianca le dita, ma quando bevi, la senti? La senti?

È un’altra vita.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *