Raccontami una storia.

Fatta di parole.

Che finisce bene.

Che non finisce.

Raccontami una storia fatta di bicchieri e di tazzine di cose tonde di finestre che si aprono, di mattine.

Raccontami una storia cucita a mano. Raccontami di come, se fai un passo dopo l’altro, arrivi lontano.

Dimmi di come si aspetta la fine del vento, di come si guarda dentro la cruna dell’ago e di come gli scogli, certe volte, il mare li prende a schiaffi.

Parlami del tempo che passa e di come finisce, dell’altro tempo che arriva, e passa, e finisce, di altro tempo e altro, com’è giusto che sia.

Parlami delle cose giuste, del pesante che affonda, del leggero che galleggia. Parlami di tutto quello che può entrare negli occhi, stare tra le mani.

Dimmi tutte le cose per tre, le cose per due, le cose dove c’è il numero sette.

Dimmi del sole, della terra, dei pianeti lontani.

Dimmi delle cose che non si vedono ma che di sicuro esistono.

Dimmi buongiorno. Dimmi buonanotte.

Dimmi che esisto, che esisti, che io, quello che so, lo posso dire, che le parole non si sciolgono, che il terreno è solido, che gli alberi stanno dritti, che i buoni dormono, i cattivi stanno zitti.

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