Come ogni venerdì l’appuntamento con il pezzettino di Valentina Diana, un regalo che ci fa una delle nostre scrittrici preferite, una delle nostre persone preferite.

 

La grazia, in tutte le cose d’arte, non solo nella scrittura, è qualcosa che non ha a che fare con l’impegno o lo sforzo o l’applicazione indefessa.

Quella grazia è più come una freccia scoccata al momento giusto nella direzione giusta senza un calcolo preciso.

Il lavoro artistico ha forse più a che fare con l’ascolto e con il tempismo.

La grazia, quella cosa che non so descrivere in nessun modo, ma che riconosco a volte, ha a che fare con il farsi tramite di qualcosa che è, per lo più, indicibile, e che, per qualche istante, per qualche ragione, si rende disponibile e può essere detta.

Per questo mi pare che l’appostamento, l’acquattamento e la prontezza di riflessi, siano lo strumento più adeguato al compito.

E in parte anche il non elucubrare, il non cadere vittima dell’incertezza generata dal ragionamento.

Quasi tutto quello che mi sembra potente in ambito artistico, ha a che fare col rischio di cadere nell’errore, di travisare: uno scatto in movimento che testimonia di qualcosa di molto grande e in fuga permanente.

Un tentativo, un azzardo, di testimoniare, attraverso un gesto, l’inconcepibile.