Confessione

Io, quando avevo dodici anni, andavo in teatro ad ascoltare le prove dell’opera Treemonisha, dove il fidanzato nuovo di mia madre faceva il pianista per i cantanti, e io dimostravo grande interesse per Scott Joplin, ma la verità è che mi ero innamorata del padre (credo) di Treemonisha.

Mi sedevo lì, su una poltroncina del teatro, e ascoltavo senza mai dare segni di noia e stanchezza, ore e ore di prove, solo per quel momento, in cui avrei visto entrare lui, il cantante scozzese sbarcato che cantava la sua aria del padre.

Cercavo, guardandolo, di fargli capire che io lo amavo, che lui per me era tutto, tutto il desiderabile possibile, e a volte mi sembrava anche che lui, Ned o Ross o come cazzo si chiamava, avesse capito del mio amore e che, cantando, di tanto in tanto mi vedesse e, nel canto, mi facesse capire che era bello, dal suo punto di vista, essere amato da me.

Il fidanzato di mia madre poi è diventato il suo secondo marito.

Di quella storia, di quando a dodici anni io lo accompagnavo alle prove e mi sedevo lì, ad ascoltare per ore cori su cori di finti negri, sempre con lo sguardo beato, non si è mai parlato.

Per me quella cosa, l’amore di Treemonisha, è rimasta nella memoria come la prima

(non ultima, perché molti anni dopo mi ero innamorata anche di Don Marzio di Ferdinando Bruni. Anche quello è, e deve restare, un segreto)

grande cotta per qualcuno fatto di sogno.

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