Quando avevo pochi anni, meno di nove, di questo sono sicura, e più di quattro, c’erano le domeniche senza macchine.

In queste domeniche senza macchine noi, da Torino, camminavamo su in collina fino a casa dei nonni e poi tornavamo giù.

Erano belle quelle domeniche, soprattutto perché, come bambini, si poteva fare una cosa sempre vietata: attraversare la strada senza guardare e anche, volendo, sdraiarsi in mezzo alla strada.
Le macchine, in quelle domeniche, non esistevano più, anche se esistevano si faceva finta di no.

Era una specie di gioco al facciamo finta che, al quale partecipavano anche i grandi.

Facciamo finta che le macchine non esistono.

Era bello, perché tutti ci credevano.

Poi qualcuno, forse a scuola, ci aveva spiegato che non era bello, perché quella decisione era dovuta a una cosa che riguardava la benzina che riguardava l’economia, una crisi, insomma, una cosa grave, una cosa seria.

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