I pensieri della Gang -

Gigi Giancursi, recensioni

1 settembre 2009

Fai ciò che vuoi, la vita e le opere di Aleister Crowley – Lawrence Sutin

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Avevo incrociato Lawrence Sutin in quanto autore di una biografia di Philip K.Dick, uno dei miei autori preferiti di cui riuscirò prima o poi a finire di leggere l’opera omnia finora edita. Poichè il libro era stato di mio enorme gradimento (si chiama Divine Invasioni – Fanucci – un’altra bellissima biografia è di Emanuelle Carrere, Io sono vivo voi siete morti), ho trovato questo Fai ciò che vuoi, la vita e le opere di Aleister Crowley.
E ho deciso di leggerlo. Sutin raccoglie una grandissima mole di documentazione sulla vita di questo personaggio discusso ma mai realmente approfondito.
La figura di Aleister Crowley, o della Bestia, come si era autodefnito nel Book of the Law, un libro che gli era stato rivelato sotto dettatura medianica attraverso la sua Donna Scarlatta dell’epoca, Rose, ha il sapore del sacro. Nell’accezione del termine che René Girard ne La violenza e il sacro definisce. Il sacro è ciò che davvero ci spaventa, in tutte le rivelazioni del sacro (si pensi all’apparizione di Dio sul Sinai o alla manifestazione di Krshna nella Baghavadgita) c’è posto solo per il terrore più puro, per lo spavento orripilante di chi vede in faccia la Medusa.
Crowley è un Carl Gustav Jung rovesciato, l’Appeso dei Tarocchi (Crowley stesso fece una notissima riedizione delle carte divinatorie). Fu il maggiore esperto di occultismo del ventesimo secolo e la sua fama lo precedeva ovunque. Cialtrone o illuminato? Maggiore iniziato alle tecniche di magia sessuale o semplice pervertito? Profeta e Messia del Nuovo Eone o egocentrico cronico divorato dal culto della propria personalità? Queste sono le domande cruciali a cui Sutin non tenta di dare una risposta, ma ci fornisce la storia esatta degli spostamenti sulla terra della Bestia, in modo che ognuno possa farsene un’idea. Certamente è mutata la percezione pubblica di Crowley dopo la sua morte. Era inevitabile che una serie di leggende e distorsioni del suo pensiero seguissero la scia di chi ha impiegato tutta una vita a mistificare coscientemente ogni suo passo. I Thelemiti, discepoli che prendono il nome dall’abbazia di Thelema – così aveva ribattezzato Crowley la sua residenza italiana a Cefalù, sono tuttora in circolazione. Ma Crowley fu anche un aspirante poeta, scrisse in continuazione opere pubblicate a proprie spese, fondò addirittura una rivista, The Equinox, in cui si trovavano mescolati argomenti esoterici e traduzioni di letteratura francese, poesie di eminenti suoi contemporanei e contributi che testimoniano la fitta rete di conoscenze che la Bestia ebbe agli inizi del ‘900.
Noi rockettari conosciamo Crowley attraverso la copertina di Sergent Pepper’s, attraverso la canzone di Ozzy Osbourne e per il fatto che Jimmy Page dei Led Zeppelin volle proprio stabilirsi a Boleskine House, la lugubre casa in cui visse la Bestia, un pò come se Ligabue si comprasse la tenuta del Pacciani (ma fu proprio lui…?).
La lettura è impegnativa. Sutin ha impiegato quasi 10 anni a scriverlo. A volte la scorrevolezza ne risulta compromessa, ma con un minimo di sforzo è possibile farsi un viaggio in un mondo inquietante e venirne ripagati da diecimila stimoli di riflessione. Fate ciò che volete.
crowleyAvevo incrociato Lawrence Sutin in quanto autore di una biografia di Philip K.Dick, uno dei miei autori preferiti di cui riuscirò prima o poi a finire di leggere l’opera omnia finora edita. Poichè il libro era stato di mio enorme gradimento (si chiama Divine Invasioni – Fanucci – un’altra bellissima biografia è di Emmanuel Carrère, Io sono vivo voi siete morti – Hobby&Work), ho trovato questo Fai ciò che vuoi, la vita e le opere di Aleister Crowley (Castelvecchi).
E ho deciso di leggerlo. Sutin raccoglie una grandissima mole di documentazione sulla vita di questo personaggio discusso ma mai realmente approfondito.
La figura di Aleister Crowley, o della Bestia, come si era autodefnito nel The Book of the Law, un libro che gli era stato rivelato sotto dettatura medianica attraverso la sua Donna Scarlatta dell’epoca, Rose, ha il sapore del sacro. Nell’accezione del termine che René Girard ne La violenza e il sacro definisce. Il sacro è ciò che davvero ci spaventa, in tutte le rivelazioni del sacro (si pensi all’apparizione di Dio sul Sinai o alla manifestazione di Krshna nella Baghavadgita) c’è posto solo per il terrore più puro, per lo spavento orripilante di chi vede in faccia la Medusa.
Crowley è un Carl Gustav Jung rovesciato, l’Appeso dei Tarocchi (Crowley stesso fece una notissima riedizione delle carte divinatorie). Fu il maggiore esperto di occultismo del ventesimo secolo e la sua fama lo precedeva ovunque. Cialtrone o illuminato? Maggiore iniziato alle tecniche di magia sessuale o semplice pervertito? Profeta e Messia del Nuovo Eone o egocentrico cronico divorato dal culto della propria personalità? Queste sono le domande cruciali a cui Sutin non tenta di dare una risposta, ma ci fornisce la storia esatta degli spostamenti sulla terra della Bestia, in modo che ognuno possa farsene un’idea. Certamente è mutata la percezione pubblica di Crowley dopo la sua morte. Era inevitabile che una serie di leggende e distorsioni del suo pensiero seguissero la scia di chi ha impiegato tutta una vita a mistificare coscientemente ogni suo passo. I Thelemiti, discepoli che prendono il nome dall’abbazia di Thelema – così aveva ribattezzato Crowley la sua residenza italiana a Cefalù, sono tuttora in circolazione. Ma Crowley fu anche un aspirante poeta, scrisse in continuazione opere pubblicate a proprie spese, fondò addirittura una rivista, The Equinox, in cui si trovavano mescolati argomenti esoterici e traduzioni di letteratura francese, poesie di eminenti suoi contemporanei e contributi che testimoniano la fitta rete di conoscenze che la Bestia ebbe agli inizi del ‘900.
Noi rockettari conosciamo Crowley attraverso la copertina di Sergent Pepper’s, attraverso la canzone di Ozzy Osbourne e per il fatto che Jimmy Page dei Led Zeppelin volle proprio stabilirsi a Boleskine House, la lugubre casa in cui visse la Bestia, un pò come se Ligabue si comprasse la tenuta del Pacciani (ma alla fine fu proprio lui?).
La lettura è impegnativa. Sutin ha impiegato quasi 10 anni a scriverlo. A volte la scorrevolezza ne risulta compromessa, ma con un minimo di sforzo è possibile farsi un viaggio in un mondo inquietante e venirne ripagati da diecimila stimoli di riflessione.
Fate ciò che volete.

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